“Voglio farvi una confidenza . . . io odio i talent show. . . . Io odio i talent show perché mi hanno derubato. Derubato del mio mestiere di critico, spalmato su migliaia di giudici popolari: sms, mail, televoti. Io li odio perché hanno posto fine alla dittatura della critica. La mia.”
“La canzone è un magico equilibrio fra musica e parole. Questo equilibrio ha trovato la sua massima espressione nella coppia Mogol – Battisti”.
Il libro “Io odio i talent show”, mi sento di riassumerlo con i due virgolettati sopra menzionati, non per una forma di superficialità o mancanza di rispetto per l’Autore, ma proprio perché da un lato tutto si gioca sull’autoironia del critico triestino e dall’altro vi è sempre protagonista la musica, attraverso gli autori, gli interpreti e lo stesso Luzzato Fegiz, che racconta episodi tratti da interviste famose, a Madonna, Jagger, De Gregori e tantissimi altri. Un libro che si legge tutto d’un fiato permettendoci di ripercorrere un viaggio, quello dell’Autore, durato oltre 40 anni, nel mondo della musica. Un testo del 2012 che personalmente ho scoperto troppo tardi, solo ora, per averne avuta una copia in omaggio al Festival di Sanremo 2026 e che recensisco brevemente come forma di espiazione del mio peccato e per evitare che altri, che non l’hanno ancora scoperto, si perdano la possibilità di leggerlo.




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